Intervento dell'ADES a San Nicandro Garganico (FG) del 6.03.2008
di Alessandro Marco Fusco
Grazie a tutti e benvenuti. Un saluto e un grazie particolare al Dott.
La Torre che ha insistito per un
ricordo significativo anche a Sannicandro degli Italiani dell'Istria.
Un sentito ringraziamento va anche al Prof. Armando Stefanetti, mentore di
queste iniziative già dal 2004, e all'onorevole Paolo Agostinacchio.
Vorrei essere breve per dare modo di parlare al signore che qui mi
accompagna, il Sig. Tomasello che ringrazio e tra poco vi presenterò.
Io rappresento l'associazione Amici e Discendenti degli Esuli Istriani
Fiumani e Dalmati e vi porto il saluto del presidente nazionale dell'ADES.
Perché siamo qui? Siamo qui per ricordare una terra, un popolo, una
tradizione, un'idea che fino ad oggi solo la destra ha avuto la forza di
rivendicare. L'Istria e la Dalmazia, l'Italia perduta e gli Italiani
dimenticati; le vittime dell'odio ideologico comunista, che ha da sempre
amato la bandiera rossa e mai il tricolore italiano.
Finalmente dopo 60 anni di oblio, una legge nazionale, già anticipata dalla
Regione Lazio a guida di Francesco Storace, ha istituito un giorno del
Ricordo delle Foibe e dell'Esodo degli Italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia;
colpevoli solo di amare l'Italia e di vivere in una regione italiana
confinante con la iugoslavia infestata negli anni '40 dai partigiani
comunisti di Tito, il compagno amico di Togliatti che da bravo comunista
qual era avrebbe ceduto allostraniero anche Trieste, Gorizia e Udine,
piuttosto che mantenere alto il nome d'Italia, non smentendo il binomio
comunista e traditore.
Voi tutti, i polesi come Tomasello, i buoni italiani amano l'Istria che io
definisco la 21^ regione italiana, non perché si vorrebero muovere le armi
contro slovenia e croazia, ma perché si vuol qui ribadire che l'Italia ha e
manterrà per sempre i suoi diritti storici, geografici, politici, culturali,
umani e nazionali sull'Istria, sulla città di Fiume e sulla costa dalmata,
checchè ne dicano il presidente della croazia o i compagni di casa nostra.
Ma come si arriva al giorno del ricordo del 10 febbraio? Perché in quel
nefasto giorno del 1947 a Parigi si sanciva con il Diktat la definitiva
cessione dei territori Istriani e Giuliani, della città di Fiume e della
Dalmazia con la città di Zara allo stato artificiale e finto denominato a
suo tempo iugoslavia e rimasto in vita per soli 20 anni di Regno Serbo dei
Karagiorgevich e per 50 anni di spietata dittatura comunista del maresciallo
Tito.
Da quando nel II secolo avanti cristo divennero definitivamente romane, l'Istria
e la Dalmazia vissero sempre la storia con l'Italia; nell'anno 1000, dopo la
caduta di Roma e dopo le invasioni barbariche emerse e si affermò la forza
di Venezia: la Repubblica di San Marco, con i suoi leoni alati simbolo di
dominio e di forza fu qui presente sino al 1797, ottocento annivissuti in
simbiosi con l'Italia.
Cadde Venezia con Napoleone, che però la cedette all'Austria-Ungheria, la
quale in meno di cent'anni riuscì a far avere la maggioranza agli slavi in
tutti i comuni dalmati, tranne a Zara e in quasi tutte le cittadine
istriane.
Con la prima guerra mondiale, guerra vittoriosa per l'Italia al prezzo di
oltre 600mila morti, finalmente la regione istriana tornò a far parte dello
Stato Italiano, la città di Zara fu la sola parte della Dalmazia che venne
concessa all'Italia, mentre la città di Fiume ed il resto della nostra
dirimpettaia Dalmazia ne restarono fuori. Per Fiume ci volle un colpe di
mano di un grande italiano dotato di attributi, è giunta l'ora di dirlo
chiaramente, come fu Gabriele D'Annunzio, mentre per la Dalmazia verrà
coniato il termine di "vittoria mutilata", prima promessaci da Francia e
Inghilterra e poi negataci dagli Stati Uniti per viltà e per i giochi
furbeschi della diplomazia serba, croata e slovena (non va dimenticato che
la meta degli iugoslavi, ossia sloveni e croati combatterono per l'Austria
contro gli Italiani.
Con l'inizio della II G.M. l'Italia occupò la Dalmazia e la Slovenia e
cominciarono le prime avvisaglie di quel misto di guerriglia e banditismo
contro i soldati italiani, fino all'8 settembre 1943, quando Badoglio e il
Re lasciarono nello scompiglio il popolo e l'esercito italiano (senza
ordini, senza sapere chi fossero gli alleati e chi i nemici). Da quel
momento la ferocia degli slavo-comunisti si scagliò in Istria contro l'elemento
italiano, maggioritario in quelle terre, facendo letteralmente sparire
queste persone in quelle voragini carsiche denominate foibe, che sono molto
simili alle gravine di puglia o agli sprofondamenti e doline presenti qui
sul Gargano.
Le stragi furono diverse e solo pochissime foibe vennero esplorate, e solo
dopo l'arrivo dei tedeschi e la costituzione della RSI, i cui militi vennero
decimati perché erano gli unici a difesa di queste terre italiane. Con la
fine della guerra i titini invasero tutta la regione e finirono il lavoro
iniziato nel 1943: si calcola che almeno 5-6mila siano stati gli italiani
infoibati, che contando gli scomparsi non rientrati ed i deportati, nel
complesso circa 20.000 furono le vittime di questa pulizia etnica mossa con
sparizioni, infoibamenti in Istria e gli annegamenti con una pietra al collo
in Dalmazia.
Tutto questo derivò da una serie di ragioni: odio etnico contro gli
italiani, voglia di conquista e l'instaurazione di un regime decisamente
dittatoriale di stampo sovietico e repressivo come quello stalinista in
URSS.
Quindi storicamente le foibe si ebbero in due momenti:
subito dopo l'8 settembre 1943 e nelle settimane succeesive il maggio 1945,
cioè dal'occupazione titina di Trieste, Gorizia, Pola e Fiume, con le prime
due che vissero l'incubo per soli 40 giorni, Pola venne tenuta prima dagli
angloamericani, ma il 10 febbraio 1947 il diktat sancì il passaggio alla
iugoslavia, e una città e i suoi abitanti letteralmente esodarono nella
quasi totalità.
A questo punto cedo la parola al Signor Tomasello, cittadino di Pola
italiana, combattente della X MAS, e ora esule nella città di Termoli (CB).
Grazie a voi tutti e un applauso a chi ha difeso l'Italia e il tricolore!
Grazie.