L'ADES al Raduno mondiale degli Esuli
di Claudio Marchesi

Il 13 e 14 settembre 1997, a cinquant’anni dalla firma dell’infausto Trattato di Parigi, si è svolto a Trieste il
Raduno Mondiale degli Esuli giuliano-dalmati e ovviamente l’ADES non poteva mancare. Non potevamo infatti essere
assenti il giorno in cui dai più diversi angoli del mondo affluivano nella capitale morale dell’Esodo i Padri che hanno
pagato con il dolore dell’esilio la loro fedeltà all’Italia.
Riteniamo che una delle ragioni fondamentali che
hanno spinto alla fondazione della nostra associazione sia la necessità di fornire forze
fresche alle storiche istanze degli Esuli e raccogliere da essi il testimone della battaglia per l’italianità
dell’Adriatico orientale.
Con questo spirito ci siamo quindi uniti alla manifestazione, partecipando prima alla visita
alle Foibe di Basovizza e Monrupino e successivamente al raduno in Piazza Unità d’Italia (nell'immagine a destra il logo ufficiale del raduno mondiale e nella foto in basso sempre a destra uno scatto della manifestazione, prelevata dal sito www.arcipelago.it).
In quel luogo così carico di
simboli per l’Irredentismo giuliano si poteva chiaramente avvertire un’atmosfera elettrica, un misto di gioia e rabbia,
di orgoglio e rimpianto.
Sentimenti che sono facilmente esplosi in accesa contestazione di fronte all’ennesimo discorso insulso dell’ennesimo supino governo italiano, nell’occasione rappresentato dall’onorevole (?) Antonio Maccanico allora Ministro
delle Poste e Telecomunicazioni (evidentemete il Ministero incaricato all’epoca di trattare le istanze degli Esuli).
Lasciando da parte tale episodio, l’emozione profonda che il raduno ha lasciato in noi giovani dell’ADES è stata data
dal poter scambiare esperienze e speranze con i protagonisti dell’Esodo. È stata l’occasione infatti perchè si
incontrassero da una parte la forza dell’esperienza degli Esuli, dall’altra il sogno
dei giovani di poter un giorno tornare nella terra dei loro Padri. Sogno testimoniato dai ragazzi dell’ ADES di
Piazzola sul Brenta (Padova) che hanno esposto ai soffi di una bora impetuosa due eloquenti striscioni (entrambi nella prima foto in alto): l’uno
in ricordo delle nostre terre, l’altro per avvertire chi allora blaterava di secessione che avrebbe trovato sulla sua
strada i loro cuori e le loro braccia, allora come sempre.